Adeguare le strutture sanitarie per i randagi
#StopRandagismo
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Rosalba Matassa
Responsabile task force animali
Campagna creata da salvatore libero barone
Adegui le strutture sanitarie per animali d'affezione: sono solo 13 - peraltro decisamente inadeguate - a fronte dei 390 Comuni siciliani!
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La risposta

Buongiorno a tutti,

quando ho ricevuto la mail di Megashouts.org “stop randagismo” sono rimasta abbastanza perplessa perché non capivo di cosa si trattasse ma poi ho letto i contenuti e ho apprezzato molto l’iniziativa partita da un volontario siciliano cui si sono aggiunti tantissimi cittadini italiani.

Desidero ringraziarvi per aver aderito a questa campagna contro il randagismo, una piaga che purtroppo non riguarda solo la Sicilia ma anche molte altre regioni italiane.

Vi ringrazio anche per aver indirizzato a me la vostra richiesta di aiuto perché per molti anni come responsabile dell’Unità operativa per la tutela degli animali, lotta al randagismo e ai maltrattamenti del Ministero della salute ho cercato di contrastare i reati contro gli animali e di far applicare le leggi vigenti per la loro tutela collaborando con le Associazioni protezionistiche, con i cittadini e con le Istituzioni virtuose.

L’U.O. sin dalla sua istituzione ha lavorato molto; con i miei collaboratori ho effettuato interventi in quasi tutte le regioni italiane, abbiamo fatto ispezioni e sequestri di canili, di strutture abusive, nei maneggi, nei giardini zoologici, restituendo la dignità a tantissimi animali che vivevano in situazioni di degrado e maltrattamento come ad esempio i cani del canile di Domicella, di quello di Trani, i cavalli di Colleferro ecc. mettendo in evidenza anche il business, lo sperpero di soldi pubblici e la speculazione che viene fatta sulla pelle degli animali.

La Sicilia è stata monitorata sin dal 2009 dopo i tragici fatti di Scicli e Modica e spesso sono stati fatti interventi sui Sindaci, sulle ASP, sull’Assessorato alla sanità della Regione. Nell’aprile 2014 abbiamo effettuato una grossa operazione in due canili di Catania ed era mia intenzione proseguire con gli interventi nel territorio anche in affiancamento e supporto alle Autorità territorialmente competenti per porre in essere un piano d’intervento concreto per contenere il fenomeno del randagismo e tutelare realmente gli animali.

Tuttavia, dallo scorso mese di marzo per decisione del mio Direttore Generale, Dr. Silvio Borrello, non ho più il coordinamento dell’Unità Operativa e purtroppo con grande dispiacere (chi mi conosce sa quanto io ami gli animali e con quanta passione ho fatto il mio lavoro in questi anni) devo comunicare a tutti coloro che hanno sottoscritto la campagna di Megashouts.org “stop randagismo” di indirizzare le richieste al nuovo responsabile dell’Unità Operativa, Dr. Ugo Santucci.

Mi auguro che questa campagna, che dimostra la sensibilità di tanti cittadini nei confronti degli animali, possa raggiungere dei risultati nell’interesse non solo dei nostri amici a 4 zampe ma anche della civiltà del nostro Paese.

Rosalba Matassa

Dettagli campagna

Il randagismo al Sud è ormai assimilabile ad una vera e propria calamità naturale.

Si tratta di un problema prettamente culturale, che investe cittadinanza e Istituzioni.

Le leggi nazionali (num. 281, 1991) e regionali (Sicilia, num. 15/2000) parlano chiaro, ma sono state applicate poco, male o in larga parte sono state disattese.

L'elenco delle inadempienze è lungo:

1) Mancanza di strutture pubbliche (solo 13 canili sanitari a fronte dei 390 Comuni dell'Isola) e inadeguatezza delle stesse;

2) Presenza e attività di strutture private con cui alcuni Comuni, in assenza di proprie strutture pubbliche, stipulano accordi mediante convenzione, che non hanno i requisiti legali per accogliere animali ma che operano indisturbate per mancanza di controlli da parte di Asl e Comuni. Oltretutto, laddove queste strutture rispecchino i parametri legali, di certo il rispetto di quelli logistici appare discutibile nella misura in cui ogni centro di ricovero dovrebbe assicurare l'intervento solo ed esclusivamente entro un raggio chilometrico ragionevole (si pensi ad un animale investito/avvelenato per il cui soccorso, in alcuni casi, vengono impiegate mediamente 3/4 ore, per semplici ragioni di distanza, oltre alle canoniche ragioni burocratiche).

3) Mancanza di prevenzione, anche mediante piccoli ambulatori territoriali, riguardante essenzialmente la sterilizzazione/castrazione dei cani randagi.

4) Assenza di controllo dei cani padronali, che proprio per questo rappresentano i potenziali, prossimi randagi.

5) Mancanza di una Commissione Regionale Animalista, che abbia potere istituzionale specifico, lasciato a comuni addetti ai lavori, indifferenti e soprattutto incompetenti circa le tematiche e problematiche animaliste. Tale Commissione sarebbe necessaria per proporre nuove leggi e nuovi regolamenti, per cambiare alcune inadeguate normative esistenti, per controllare e segnalare le inadempienze di Asl e Comuni, per censimenti veritieri, per contrastare il traffico di animali, il randagismo, la vendita indiscriminata, l'accattonaggio, i combattimenti clandestini e i centri di allevamento/allenamento.

Si tratta di materie di cui essenzialmente non si occupa nessuno e la nostra realtà, degradante e incivile, ne è il triste risultato.

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